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Giacomo Poretti e YouTube: una masterclass sull’autenticità

Negli ultimi anni, l’attore Giacomo Poretti ha trasformato YouTube nella sua casa. Ogni settimana ospita sul suo canale personaggi del mondo dello spettacolo e non solo, dalla scienza allo sport, in un video podcast che è diventato un appuntamento fisso per il pubblico italiano.

Il successo del PoretCast rappresenta una vera masterclass per i brand su come autenticità, ritmo e rispetto per la piattaforma siano in grado di catturare un’attenzione profonda e duratura, anche nell’attuale panorama mediatico estremamente frammentato.

Giacomo e Chiara Brunelli, Chief Media Officer di Corax, la social media company che produce il video podcast, ci raccontano le lezioni apprese da questo progetto.

Fabio Galetto: Giacomo, hai conquistato il teatro, la TV e il cinema. Ora, il tuo PoretCast è un enorme successo su YouTube. Cosa hai trovato su questa piattaforma di così speciale da farne la tua nuova casa ogni settimana?

Giacomo Poretti: YouTube mi ha permesso di fare una cosa rivoluzionaria nella sua semplicità: sedermi e chiacchierare con qualcuno per tutto il tempo necessario per approfondire le cose belle, senza l’ansia dell’orologio. È come un salotto di casa, ma aperto a tutte le persone.

Fabio: Per certi versi, l’interazione con il pubblico che è possibile su YouTube è simile a quella che un attore può avere in teatro. Tu come gestisci questo spazio? C’è qualcosa che hai imparato sul tuo pubblico grazie ai commenti ai tuoi video che prima non immaginavi?

Giacomo: Il teatro ti dà un feedback immediato con le risate o i silenzi; su YouTube quel feedback si sposta nei commenti. Gestisco questo spazio con grande rispetto, leggendo molto di quello che scrivono. La cosa che mi ha stupito di più è l’affetto e la profondità delle risposte: non cercano solo la battuta rapida, spesso aprono dibattiti accesi ma civili sui temi trattati. C’è una community vera, non solo degli spettatori passivi.

C’è una community vera, non solo degli spettatori passivi.

Fabio: Durante la settimana di Sanremo ti abbiamo visto su YouTube con il PoretCast a bordo della nave da crociera Costa Toscana con Costa Crociere. Qual è stata la chiave del successo in questa collaborazione?

Giacomo: Per me la chiave è stata la naturalezza. Ero come un ospite a bordo della nave, che portava il suo mondo in un contesto diverso e suggestivo. Ci siamo divertiti, e quando ti diverti la gente a casa lo sente.

Chiara Brunelli: Dal punto di vista strategico, il successo è nato dalla perfetta integrazione valoriale tra il brand e Giacomo. Costa Crociere si è inserito perfettamente nel racconto editoriale rendendolo esclusivo durante la settimana più importante d’Italia. Questo ha generato un’attenzione organica e altissimi tassi di engagement.

Fabio: Molti credono che il pubblico di oggi abbia una soglia di attenzione di pochi secondi. Eppure, migliaia di persone guardano le tue interviste di un’ora e più. Come spieghi questo paradosso?

Giacomo: Per me non è vero che non abbiamo più attenzione, siamo solo diventati più esigenti. Se c’è autenticità, se l’ospite si racconta davvero e si instaura un’empatia, il pubblico si siede volentieri con te per un’ora. Il long-form risponde a un bisogno umano profondo: il desiderio di storie lente e approfondite in un mondo che va troppo veloce.

Il long-form risponde a un bisogno umano profondo.

Fabio: Sul tuo canale le interviste lunghe sono accompagnate da YouTube Shorts, che spesso diventano altamente virali. In che modo questi due formati lavorano insieme nella tua strategia?

Giacomo: Per me i contenuti brevi sono come il trailer di un bel film: ti mostro la scena più divertente o il momento più intenso per farti venire voglia di metterti comodo e guardarti tutta la pellicola. È un modo per intercettare chi va di fretta o chi non mi conosce ancora sotto queste vesti e invitarlo a godersi lo spettacolo completo.

Chiara: È una strategia di ecosistema circolare. Lo Short intercetta l’algoritmo, lavora sulla massima reach e cattura le nuove audience grazie alla viralità dei picchi emotivi o comici dell’intervista. Una volta agganciato l’utente, lo Shorts funge da imbuto di conversione che spinge alla fruizione del video long-form, dove si solidificano la fidelizzazione e il valore per la community.

Fabio: Il PoretCast si rivolge a più generazioni, da coloro che sono cresciuti con “Aldo, Giovanni e Giacomo” alla Gen Z. Come riesci a raggiungere gli uni e gli altri senza cambiare chi sei?

Giacomo: Rimanendo esattamente me stesso: un uomo di settant’anni curioso del mondo. Ai ragazzi della Gen Z piace il PoretCast perché li tratto da adulti, ascolto le loro storie con reale interesse e, se c’è da scherzare, ci prendiamo in giro a vicenda. La sincerità e la curiosità non hanno età: sono le uniche cose che uniscono un millennial a un ventenne di oggi.

fabio galetto

Fabio Galetto

Sector Lead Mobility & Service and Direct To Consumer

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