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5 lezioni sulla leadership per il 2026

I numeri lo confermano: l’intelligenza artificiale è onnipresente in azienda. L’88% delle persone intervistate da McKinsey in The State of AI 2025 afferma che l’AI è utilizzata regolarmente in almeno una funzione aziendale, a fronte del 78% dell’anno precedente. Tuttavia, la maggior parte delle organizzazioni dichiara di essere ancora in fase di sperimentazione o pilot.

È qui che i CEO possono fare la differenza, gestendo la nuova complessità e accompagnando la trasformazione tecnologica con lungimiranza, per passare dal pilot alla scala.

Insieme a Marcello Ascani, YouTube creator e imprenditore, abbiamo analizzato le storie di cinque protagonisti del business italiano, per capire come i top manager stanno riscrivendo le regole del gioco nell’era dell’AI. Ecco che cosa abbiamo imparato.

1. La tecnologia è cultura

Non basta integrare un algoritmo AI predittivo per fare un’azienda competitiva. Ciò che davvero rende possibile l’evoluzione tecnologica e digitale delle aziende è la cultura sottostante. Il compito del leader è proprio quello di nutrire e rafforzare questa cultura.

Secondo Andrea Guerra, CEO del Gruppo Prada, è cruciale avere un’azienda che sia pienamente in grado di utilizzare le nuove leve tecnologiche, mettere al centro i migliori talenti ed evolvere insieme al mondo in modo naturale.

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2. Considerare le persone prima dei numeri

Se i dati guidano le decisioni, sono le emozioni a muovere le persone. In azienda la vera trasformazione si sblocca solo quando si attivano leve più profonde come il senso di appartenenza, la sicurezza psicologica e il benessere personale.

Secondo Melissa Ferretti Peretti, VP e Country Manager di Google Italia, per spingere un team al cambiamento, la missione deve essere percepita come più alta del solo bonus di fine anno. Il leader deve saper toccare tasti personali, come il desiderio di riscatto o di crescita, per accendere una motivazione che nessun KPI può misurare.

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3. Coltivare la curiosità

La curiosità è una competenza fondamentale per i leader di oggi e del prossimo futuro. Per prendere decisioni strategiche nell’era dell’AI, bisogna comprendere il “perché” profondo delle dinamiche operative.

Come insegna l’approccio di Gianni Onorato, CEO MSC Cruises, il dirigente moderno deve praticare un ascolto profondo e circolare, raccogliendo la stessa storia da più punti di vista. Il valore aggiunto del leader è unire i puntini che separano i silos funzionali per offrire quella sintesi superiore che nessun singolo dipartimento può vedere da solo.

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4. Applicare il buonsenso

In un ecosistema aziendale sempre più tecnico e frammentato la competenza tecnica invecchia precocemente. La skill più critica per i leader del futuro sarà l’abilità di imparare agilmente e applicare il “buon senso” per affidarsi totalmente agli esperti della tecnologia.

Come racconta la CEO di L’Oréal Italia Ninell Sobiecka, la leadership vincente è quella che smette di essere un esercizio di controllo per diventare un atto di fiducia. Sapere di non sapere diventa un punto di forza.

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5. Mantenere viva la fame costruttiva

Il leader moderno deve essere un visionario pragmatico: capace di proiettare il sogno nel futuro ma ossessionato dalla costruzione di quel sogno nel presente, dettaglio dopo dettaglio. La vera leadership sta nell’avere il coraggio di alzare l’asticella un secondo dopo averla superata.

Secondo Nerio Alessandri, fondatore e CEO di Technogym, per guidare un’azienda al vertice serve mantenere viva una “fame costruttiva": quella forza positiva che spinge a non accontentarsi mai del successo raggiunto e a resettare tutto ogni mattina, vivendo ogni giorno come se fosse il primo.

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La leadership del 2026 richiede guide capaci di integrare l’efficienza dell’intelligenza artificiale con le qualità insostituibili dell’essere umano: l’empatia, il buon senso, la curiosità e la fame di innovazione.

The Think with Google Editorial Team

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